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TECNOLOGIA & SCIENZA

E' una tecnica alla quale l'Italia lavora dai primi anni ottanta
Scoperta valse a Giorgio Brunelli la candidatura al Nobel

Un ponte tra muscoli e nervi
è la speranza per i paraplegici

Adesso è stata perfezionata in Usa. Sui ratti ha funzionato
di SARA FICOCELLI


<B>Un ponte tra muscoli e nervi<br>è la speranza per i paraplegici</B>
UN PASSO in avanti verso il recupero dell'uso degli arti paralizzati grazie a una tecnica semplice ed efficace, perfezionata da uno studio americano. Gli scienziati hanno dimostrato che i nervi possono fare da ponte tra le cellule sopra la lesione della colonna vertebrale e i nervi periferici. Ma c'è ancora molto lavoro da fare. Il procedimento, finora sperimentato con successo su dei ratti, potrebbe essere riprodotto sull'uomo entro i prossimi cinque anni, dando una speranza di recupero alle migliaia di persone che nel mondo soffrono di paralisi.

In realtà non si tratta di una novità assoluta: i primi esperimenti di questo tipo sono stati eseguiti proprio in Italia nel 1944 dal professor Angelo Chiasserini a Roma, anche se con esiti poco soddisfacenti. Un nuovo test è stato invece svolto con un certo successo dal bresciano Giorgio Brunelli, presidente della Fondazione per la ricerca sulle lesioni del midollo (Escri), che nel 2006 figurava tra i candidati al Nobel per la medicina.

I ricercatori sanno che la parte del midollo spinale che resta sotto la lesione è spesso capace di rispondere agli impulsi elettrici, ma essendo questo "staccato" dai comandi cerebrali non può controllare alcun movimento. L'esperimento, condotto dal neuroscienziato americano John Martin della Columbia University di New York, è partito tagliando, poco sopra la lesione, un pezzo di nervo normalmente utilizzato per controllare il movimento dei muscoli addominali. Gli arti inferiori del topo hanno ricevuto il segnale.

"Abbiamo riconnesso in modo robusto i nervi che stavano sopra la lesione con quelli della parte di sotto - ha spiegato il dottor Martin - e ciò che abbiamo notato di incoraggiante è che quelli che controllano il movimento erano capaci di rigenerarsi". Quando i nervi sono stati riattaccati al midollo spinale, hanno ricominciato a svilupparsi e a restituire segnali al corpo. "La nostra speranza maggiore - confessa Martin - è che questa scoperta possa contribuire a risolvere il problema della paralisi degli arti".

Riconnettere un nervo solo non è però sufficiente per risolvere problemi così grossi e, anche qualora vi fosse la possibilità di un recupero, il paziente dovrebbe essere costretto a fare una scelta di priorità, puntando semmai al miglioramento della propria qualità della vita. "Una persona tetraplegica - spiega il neurologo - potrebbe ad esempio aspirare al recupero dell'uso dei muscoli della spalla, invece che delle gambe". Questo gli permetterebbe di trasferirsi autonomamente dalla sedia a rotelle al letto o al bagno".

La notizia dell'esperimento americano, comparsa in questi giorni sulla rivista scientifica New Scientist, ha subito portato la comunità scientifica ad evitare illusioni. Il neuroscienziato inglese Patrick Anderson, docente dello University College London, pur dichiarandosi affascinato dalla scoperta, avverte che ancora molta strada dovrà essere fatta nel campo della ricerca, prima di arrivare a un recupero completo dell'uso delle articolazioni. Anche il dottor Mark Bacon, dell'International Spinal Research Trust di Surrey, in Inghilterra, avverte: "Si tratta di una novità emozionante, ma attenti a non correre con l'immaginazione. Siamo ancora lontani da una svolta in grado di cambiare la vita dei paraplegici".

Resta comunque l'italiano Giorgio Brunelli, il vero padre di questa intuizione. E' lui l'uomo che, seguendo un procedimento simile, qualche anno fa riuscì a far recuperare l'uso delle gambe a una donna bloccata su sedia a rotelle. La sua equipe, dell'Università di Brescia, aveva dimostrato che, collegando il midollo spinale ancora vitale, cioè la parte congiunta al cervello, al muscolo per mezzo di un innesto di segmento nervoso - in grado di scavalcare la parte di midollo danneggiata e tutto il midollo sottostante - questo è in grado di ricevere lo stimolo proveniente dall'alto. Gli impulsi cerebrali arrivano direttamente ai muscoli utilizzando come neurotrasmettitore il glutammato. Questa ricerca nel 2006 è valsa a Brunelli la candidatura al Nobel per la medicina da parte di Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina nel 1986. "Ma la mia parola d'ordine resta sempre e solo una: non illudere. Ci sono dei limiti oggettivi oltre i quali la scienza non potrà mai andare. E per far recuperare l'uso delle gambe a una persona è necessario che sia giovane, piena di volontà e che abbia una lesione non gravissima".

(7 febbraio 2008)
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